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India, elettricita' dal sole

Monday, April 30, 2012

La Forest Oil perde 35 milioni di dollari con Bomba!


Da Danilo, mio fratello:
 
Quanto e' costato lo scherzetto che Bomba e gli Abruzzesi hanno riservato alla Forest? 35 milioni di dollari, per ammissione della stessa Forest.


E' scritto in diversi siti finanziari ma il piu' chiaro mi sembra questo.

I conti di questo trimetre sono andati male:

The company reported a loss of $32.7 million, or 29 cents a share, compared with a loss of $3.3 million, or 3 cents a share, a year earlier. Excluding the effects of write-downs, legal liabilities and other adjustments, Forest's per-share earnings fell to 11 cents from 19 cents as revenue slipped 4.8% to $158.9 million.

Gli investitori aspettavano tutt'altro. Ma del resto se vendi fumo prima di avere l'autorizzazione, quando ti negano il permesso devi mettere a bilancio la perdita...

Ed ecco la perdita principale del trimestre:

Italian regional regulators last month denied Forest an environmental impact assessment needed for Forest to launch production there, prompting a $35 million non-cash ceiling test write-down of its Italian cost center.
 
Le autorita' regionali hanno negato il permesso alla stima dell'impatto ambientale di cui la Forest aveva bisogno per iniziare a produrre li, causando una perdita di 35 milioni di dollari non liquidi per affrontare i suoi costi italiani.

Ho indagato un po' su questo "ceiling test" e vuol dire che il bene messo in perdita ha avuto un deprezzamento superiore a quanto possono ricavare dalla sua vendita. Quando accade sono obbligati dalla SEC a riportarlo e una volta che accade, quel bene non lo possono rimettere a bilancio. In poche parole riconoscono che quel terreno non vale piu' nulla.

Sputtanati fino a Wall Street, con la perdita a bilancio.

Friday, April 27, 2012

Le bugie di Corrado Passera


Basta con le bugie, signor Corrado Passera, signor Stefano Saglia, basta con questi osceni tentativi di fare il lavaggio al cervello delle persone.

Basta!

NEGLI USA E' VIETATO TRIVELLARE A 160KM DA RIVA,
LUNGO LE COSTE EST ED OVEST.
SI TRIVELLA SOLO NEL GOLFO DEL MESSICO
(e si vede!)

IN CALIFORNIA E' DAL 1969 CHE NON VENGONO PIU' MESSE PIATTAFORME A MARE

VOLETE TRIVELLARE?

TRIVELLATE I VOSTRI COLLEGI ELETTTORALI
TRIVELLATE DOVE VIVONO I VOSTRI FIGLI
TRIVELLATE DOVE AVETE VOI LE CASE AL MARE

LASCIATECI IN PACE.

IL PETROLIO PORTA SOLDI SOLO AGLI SPECULATORI,
ALL'ENI, A ASSOMINERARIA
NON ALLA GENTE NORMALE

Veramente non sopporto la propaganda e le bugie. Siamo ancora qui con Corrado Passera, non eletto, amico delle banche, la cui conoscenza di fatti ambientali e' zero e porto zero,  a tirare fuori numeri e fatti dal cappello magico, questa volta al Senato Italiano.

Sono tutte bugie.

Il petrolio secondo Passsera portera' ben 25,000 posti di lavoro! Gli fa eco l'amico Stefano Saglia, quello che diceva che il fracking e' cosa buona e giusta. Saglia addirittura dice che  

l'Italia deve puntare sulle proprie risorse nazionali. Senza le attuali restrizioni per l'esplorazione off shore nei mari italiani si potrebbe raddoppiare la produzione di petrolio e di gas e si creerebbero oltre 30.000 posti di lavoro

Ma cosa dicono questi? 25,000 posti di lavoro! 30,000! Io dico che ne portera' almeno 300,000! No, facciamo tre milioni. E gia' che ci stiamo, io direi che portera' lavoro a tutti gli italiani!

Specie agli oncologi!

Poi aggiunge Passera

Abbiamo ingenti riserve di gas e petrolio che possono soddisfare il 20% dei consumi nazionali dal 10% attuale. E' possibile generare 15 miliardi di euro di investimenti e 25mila posti di lavoro, si può ridurre la bolletta per le importazioni di energia di 6 miliardi, aumentando il Pil di mezzo punto. Ma per fare questo, innanzitutto è necessario adeguare agli standard internazionali la nostra normativa di autorizzazione e concessione.
 
Mi stupisco che non siano arrivati gli sceicchi arabi! E ovviamente la bacchetta magica e'

 semplificare le procedure per l'estrazione di idrocarburi, gas e metano e, in generale, la disciplina delle autorizzazioni per l'avvio delle trivelle che oggi richiede passaggi lunghissimi e che è, per molti aspetti, più restrittiva di quanto previsto dalle normative europee. 

Ma scusi, come detto mille e mille volte ancora, basta solo guardare la Basilicata, da dove viene gia' quel 10% di cui lei parla. Vogliamo raddoppiare e arrivare al 20%? Questo vuol dire che raddoppieranno i laghi inquinati, le malattie, l'emigrazione. Non e' vero che il petrolio porta ricchezza e lavoro, altrimenti la Basilicata sarebbe una regione ricca, e invce, come detto mille volte, e non da me, ma dall'Istat, e' la regione piu' povera in assoluto di tutta Italia!!!

E poi, scusi, dopo tutti questi faraonici supposti investimenti cosa resta? Dopo gli incassi degli speculatori, cosa resta? Guardi Gela, dicevano le stesse cose 50 anni fa. Oggi l'ENI se ne va, lasciando dietro solo morte deformita' e desolazione.

Il petrolio distrugge tutto il resto che gia' esiste, caro Passera, e soffoca qualsiasi altro germoglio di sviluppo. Possible che lei questo non lo capisce? o vuole berselo lei vino al petrolio? Mangiare lei le carpe al petrolio, le galline al petrolio e il miele al petrolio, le mele al petrolio? Mi dica - che provvediamo subito a servirle la cena al petrolio.

L'Italia non e' l'Arabia Saudita!

E ancora con le balle delle procedure semplificate? Ma lei lo sa che l'ENI vuole costruire pozzi DIETRO L'OSPEDALE in Villa D'Agri? E la Petroceltic a due chilometri da una riserva naturale  a Vasto?  Vogliamo rendergli la vita ancora piu' facile a Scaroni e speculatori? Togliamole del tutto le regolamentazioni, che ne dice? 

Facciamo il far west, ciascuno fa e trivella quel che vuole, dove vuole e quando vuole!

Mi dica, che appena lei decidera' questo, io vengo e apro una bella raffineria nel suo comune di residenza.

La sua arroganza, unita all'ignoranza dei fatti, caro Passera e' veramente schifosa. Ci scommetto che ne lei ne il suo amico Saglia non ci siete mai neanche andati in Basilciata. 

E poi arrivo lo "pseudo giornalista" del Sole 24 Ore, del cui nome ovviamente non c'e' menzione sulla pagina online - si vergogna poverino -  a dire 

Sia negli Stati Uniti che in Norvegia però, le moratorie sono state archiviate da tempo.

Caro giornalista - anche se questa parola lei non se la merita - guardi che negli USA esiste una moratoria vecchia di almeno 30 anni (1981) che vieta le trivelle in mare lungo le coste est ed ovest. In Calfiornia e' dal 1969 che non vengono piu messe piattaforme in mare. E di petrolio ne abbiamo molto piu' che in tutti i mari Italiani.

Come detto, gli americani non sono scemi, e lo sanno che o trivelli o fai tutto il resto, e loro hanno deciso tutto il resto.

L'America delle trivelle in mare e' solo l'Alabama, il Texas, la Louisiana - e infatti quella non e' l'America del turismo!

Visto che vi piace cosi tanto l'America, perche' non la copiate per le cose serie? Partiamo da un po di cose a caso, l'MBTE nella benzina, che la California ha tolto nel 2004. L'amianto, smantellato totalmente negli anni '70. Quaranta anni fa. John Edwards che rischia fino a 30 anni di carcere per avere intascato illegalmente $900,000 in campagna elettorale. In America se non paghi le tasse finisci in galera. In America il figlio di Bossi sarebbe l'addetto alla pulizie. In America la Minetti.. beh, meglio che mi autocensuro.

E visto che volete copiare l'America, mi dica, quale America: vogliamo essere la Florida, la California, New York State, o vogliamo essere l'Alabama? 

Ancora, visto che vi piacciono cosi tanto i numeri, in Norvegia riscuotono l'80% di tasse, dal petrolio, e i profitti non vanno all'ENI e compari ma al fondo pensioni. In Norvegia trivellano ad almeno 50km da riva. In Norvegia lo dicono i siti governativi che trivellare e' inquinante.

Quindi, morale della favola, prima di dire sciocchezze, Passera, Saglia. pensateci.

Gli Italiani non sono scemi come credete voi.





Thursday, April 26, 2012

La paura della democrazia



I politici italiani - di ogni grado, genere, livello - hanno avuto vita facile finora.
E questo vale a Roma, come ad Ortona, a San Vito Chietino.

Pensavano che con il panem et circensem potevano far star zitta la gente e fare un po quel che gli pare. Dalle autoblu, alle case segrete, alle Porche per i loro figli. Dai diamanti, alle amanti.

E queste sono le cose che leggiamo sui giornali. Ma anche nel piccolo delle nostre comunita', ci sono inciuci di ogni genere.

Purtroppo pero' questo modo di fare, in cui il popolo dorme, non puo' durare per sempre. Semplicemente non e' sostenibile nel mondo globale del 2012.

Quando l'inquinamento ti arriva in casa, quando non arrivi a fine mese, quando vedi i tuoi figli emigrare, quando non sai piu' a che santo girare, anche il piu' supino dei cittadini si rende conto che qualcosa non va e sente che deve far qualcosa.

E certo, non ci saremmo mai dovuti arrivare a questo punto. Certo, tutti avremmo dovuto gridare allo scandalo nei decenni passati, ed essere attivisti nel nostro piccolo - lo dico sempre, parte tutto dallo scontrino fiscale in gelateria, al dentista, dal piastrellista, e senza sconti a nessuno, nemmeno ai parenti.

Ma adesso che siamo arrivati alla frutta, nel bene o nel male, ci siamo svegliati.

E loro cosa fanno? Insistono!

Caso 1: Ortona. Si organizza un dibattito fra candidati sindaci - e mica lo organizza, che so, il Centro D'Abruzzo o la TV, lo organizzano i volontari.
Lo pagano i volontari - 100 euro - e poi il 26 Aprile, IL GIORNO PRIMA - viene fuori che oh - la sala e' gia' presa e come ci dispiace - potete andare altrove!!!
Una cosa vergognosa. 

E cosi l'incontro si svolgera' il giorno 27 Aprile non nella sala Eden, ma a Palazzo Corvo, sala che puo' ospitare solo 1/3 della platea della sala Eden.

Domanda: ma cosa c'e' di piu' importante per una citta' che sentire i candidati che vogliono governare la propria citta'?

E che dire dell'incompetenza di chi dirige gli eventi in quella sala - tale De Marinis?

E' stato fatto apposta? Non lo so, ma certo e' che non ne sarei sorpresa.
Veramente patetico.


2. San Vito Marina Qui neanche gliela vogliono dare una sala!!! Non rispondono alle telefonate, agli email, sono irreperibili, non gliene importa. La segretaria, Italia Palermo, moglie di quell'ottimo assessore Luigi Comini, dice di essere in "silenzio pre-elettorale" e che non ha tempo. Ridicola! Mancano 15 giorni!

Ma chi credono di essere questi qui? Quelle sale, sono vostre! Sono i vostri soldi, e non di chiunque si trinceri dietro cariche e titoli di vario genere.
 
Ecco cosa si legge sulla stampa locale. Senza parole. Non mi risulta che il sindaco Catenaro abbia detto niente sulla questione.

Meglio che la gente dorma, cosi' possono andare avanti con ecomostri, pozzi di petrolio, e speculazione edilizia.

"Le varie istanze al comune di San Vito chietino per la gentile concessione di un luogo pubblico (sala, teatro, stanza che sia), dove poter effettuare un sereno e soprattutto democratico confronto tra la Costituente il Parco Nazionale della Costa Teatina e i quattro candidati sindaci (Catenaro, sindaco uscente, PDL; Fausto Di Berardino, lista civica “guardare avanti”; Donato Mancini, PD; Giuseppe Ferraro, S.Vito Bene Comune) non hanno avuto seguito alcuno.

Ad una telefonata di spiegazioni all'ufficio tributi, l'incaricata non fornisce né informazioni in merito all'eventuale costo di una sala, né alla sua disponibilità o meno; risponde che ha tanto lavoro da svolgere e, a quindici giorni dalle elezioni, si appella a un fantomatico silenzio pre-elettorale.

Certo l'ostruzionismo così portato avanti di fronte ad un tema che investe davvero tutti (Parco o petrolio come futuro della nostra terra?) non ha nulla di democratico, ma quel che è peggio è che assomiglia tanto ad una forma di censura di triste memoria.

Il legame di parentela degli impiegati pubblici con il sindaco in carica inoltre spiega tanta sollecitudine a bocciare un sacrosanto diritto.
Alla vigilia del 25 aprile può sembrare retorico parlare di libertà, ma sembra quanto mai di attualità".

Costituente il Parco

Wednesday, April 25, 2012

Il 27 Aprile ad Ortona

Spesso mi arrivano email del tipo "cosa posso fare contro la petrolizzazione?". Ovviamente sono tante le cose possibili, dal piccolo al grande. Ma il 27 Aprile c'e' una occasione d'oro per tutti.

Si vota ad Ortona, ed e' questo il tempo di rompere le scatole il piu' possibile ai candidati, per ricordargli che chinuque sara' eletto, avra' il DOVERE di eseguire la volonta' popolare.

E allora facciamogliela sentire questa volonta' popolare ad Ortona, il 27 Aprile nella sala Eden.

Vorrei esserci io per alzarmi e chiedere a Remo Di Martino, Musa e tutti gli altri

"Si impegna, nel primo mese del suo insediamento a riportatare il Feudo zona agricola?"

"Si impegna lei a scrivere una lettera all'ENI, a nome della collettivita', in cui si afferma che questa amministrazione comunale e' contro il Centro Oli, e tutte le altre operazioni petrolifere?"

"Si impegna lei a scrivere una lettera alle autorista' romane in cui si afferma che Ortona e' a favore del Parco della Costa teatina nei piu' ampi confini possibili?  "

"Si impegna lei a sottoscrivere osservazioni contro le trivellazioni in Abruzzo?"
 
Domande brevi, chiare, non comizi, in cui c'e' solo da rispondere si o no, e non accettare risposte vaghe e farfugli. Incalzarli. Metterli figurativamente con le spalle al muro. Essere cittadini adulti, senza paura.

Si o No.

Sono brutale? Dovreste vedere qui come fanno i giornalisti alla TV Americana in tempo di elezioni.

Sono i vostri soldi, e ciascuno di voi lavora sodo. E' importante che chi governi lo faccia nel rispetto della cosa pubblica, e che abbia davvero a cuore la collettivita', visto che sono i vostri soldi che porteranno a casa.

E questo vale non solo per il petrolio, ma per tutti gli altri mali di Ortona - il petcoke, l'amianto, il turismo morente.

Si o No, non c'e' tempo per tutto il resto.

Il 27 Aprile ad Ortona, sala Eden ore 18.


Tuesday, April 24, 2012

BP: 40,000 persone da analizzare, pesca chiusa sine die

It's terrible.
Disaster is an understatement for what they have done.
They have destroyed my industry, my livelihood
and they also destroyed the way we did life.

Brad Robin, pescatore


Dopo vari report di pesci deformi le autorita' hanno deciso di chiudere alla pesca alcune zone del delta Mississippi per studiare meglio cosa stia succedendo.

Non si sa quando saranno riaperti.

La pesca della Louisiana e' stata decimata. I pescatori dicono che in alcune zone si pescano 30 sacchi di vongole al giorno, mentre prima erano 1000. Altri parlano di 200 chilogrammi di gamberi pescati senza occhi.

Come detto piu' e piu volte, se il mare e' malato, sono malati i pesci, sono malate le persone.

Dopo due anni dallo scoppio, e dopo avere parlato spesso di danni a tutto l'ecosistema, ecco notizie sugli umani.

La signora Lorrie Williams, suo marito Bud Waltman e il loro figlio Noah sono tutti risultati positivi alla presenza di composti chimici petroliferi nel loro sangue. Hanno tutti problemi di respiro, mal di testa, debolezza, congiuntiviti, sangue dal naso.

Come loro tutti i loro vicini, che vivono a pochi chilometri dal mare.

Finora sono dozzine le persone che si sono sottoposte ai test specifici per studiare la presenza di sostanze tossiche nel sangue, e dozzine sono le persone che sono risutate positive.

E cosa hanno nei loro corpi?

Ethylbenzene, m,p-Xylene e hexane, sostanze chimiche presenti nel petrolio. Gli effetti sono, guarda caso, irritazione alla gola, al naso, tosse, irritazione ai polmoni, mal di testa, vertigini, nausea e vomito.

Per noi sono parole, per loro e' la vita.

Come si risarscisce uno a cui la BP ha messo veleni in corpo?  Quanto vale la vita di una persona? E' giusto che questa gente debba soffrire queste cose?

Il governo federale intanto sta facendo delle indagini approfondite sui danni a chi viveva in Louisiana per guardare agli effetti a lungo termine del petrolio, del Corexit e di altra monnezza finita in mare. Sara' un percorso lungo.

A capo di questa indagine c'e' la dottoressa Dale Sandler, con il National Institute of Enviornmental Heatlh Sciences che finora ha registrato 19,000 partecipanti. Ne vogliono 40,000 per cui c'e' spazio per altre ventimila persone.

Le indagini sono fisiche, ma anche mentali, per vedere come gli abitanti hanno risposto allo stess emotivo della marea nera, allora e dei danni, paura, disoccupazione, incertezze di adesso.

Il dottor Sandler dice che da tutti prenderanno le analisi del sangue, misureranno la pressione e capacita' polmonare, oltre che fare un questionario sulla salute generale.  Il tutto verra' messo in un registro e le cartelle cliniche saranno costantemente aggiornate per vedere appunto lo stato di salute della popolazione nel presente e a lungo termine.

Si calcola che circa 150,000 persone siano state in qualche modo toccate dallo scoppio del golfo del Messico.

Questo studio e' il piu' grande del suo genere mai eseguito finora.

Ma intanto che questo studio va avanti,si continua a soffrire e la BP continua a fare propaganda.


Ecco altre storie di pesci morti, e pesca decimata, di vite spezzate.





Monday, April 23, 2012

I nemici di Ortona - non votateli


Verranno a chiedervi il voto. Verranno a dire che loro porteranno benessere. Verranno a dire che loro sono il nuovo che avanza. Verranno a dire che erano atti dovuti. Verranno a dire che loro non lo sapevano. Verranno a dire che loro amano Ortona.

Sono tutte balle! 
Non votateli.

Non meritano Ortona, non meritano i vostri soldi.
Questa gente merita solo di andarsi a nascondere per la vergogna.


Franco Musa 
Paolo Cieri
Massimo Paolucci
Felice Talone
Rosalia Tucci
Nicola Pace
Remo Di Martino
Roberto Di Campli
Nicola Fratino
Alfonso Piccinnino



"Il voto di questi consiglieri ha trasformato i terreni del Centro Oli da agricoli a industriali.

Chi è realmente contro la petrolizzazione avrebbe impedito anche questo passaggio tecnico.

Queste persone sono a favore e/o complici: le chiacchiere se le porta il vento."

Parole sante.

Piccole grandi vittorie: Arborea (Saras) e Grumento Nova (ENI)



Come sempre, la pressione popolare incanalata in modi intelligenti,  e' uno strumento formidabile contro petrolieri e speculatori di ogni genere. Ecco due piccoli, grandi passi.

1. Arborea, Oristano, 19 Aprile 2012, la Regione Sardegna, ha deciso di sottoporre alla VIA il progetto della famiglia Moratti di trivellare pozzi di gas nei pressi di zone naturali protette, stabilimenti produttivi di latte e formaggi e aziende agricole di pregio.

La Sargas/Saras dei Moratti voleva avere il permesso per trivellare presentando solo una VAS - una valutazione piu' superficiale e meno completa degli impatti ambientali collegati, in questo caso, alle trivellazioni.

Questo, io credo, non e' un risultato che cade dal cielo, ma e' stato grazie all'attivismo di persone che si sono dedicate a far conscere il problema ai residenti, e anche alle centinaia di lettere arrivate alla regione Sardegna per chiedere la VIA. 

E quindi grazie a Manuela Pintus, ,Davide Rullo, Paolo Piras, Paolo Pinos, Roberto Poli, Matteo Cossu, Federico Torresan, Federico Panetto, Paola Carta, Daniela Pala, Enrico Petruzzi, Patrizia Carboni, Stefano Orru, Giacomo Cossu, Claudio Sanna e tutti quelli che hanno lavorato per questo obiettivo.

Come sempre grazie a Fabrizia Arduini che ha scovato il testo di legge secondo cui la VIA nel caso di pozzi di gas/petrolio e' obbligatoria.

La strada e' ancora lunga, ma sono fiduciosa, che se si continuano a rompere le scatole, con argomentazioni solide, con la coscienza dei propri diritti, si va lontano.

2. Grumento Nova, Potenza, 18 Aprile 2012, il comune di Grumento Nova boccia la costruzione di un pozzo di reiniezione - cioe' un pozzo dismesso in cui l'ENI avrebbe voluto seppellire fluidi, monnezza e altri scarti petroliferi, ovviamente per risparmiare i soldi dello smaltimento.

Il pozzo si chiama Monte Alpi, e' in localita' Campestrini Qui un filmato di Basilicata 24. L'area e' attualmente agricola. Il motivo addotto dal comune di Grumento Nova e' che la zona e' fortemente sismica e che e' noto che i pozzi di reiniezione aumentano il rischio sismico.

Anche questo e' un risultato che viene dopo anni e anni di denuncia da parte di tantissimi attivisti lucani -  Antonio Bavusi, Vito L'Erario, Giuseppe di Bello, Albina Colella, Enzo Palazzo, Francesca Leggeri, fra tanti - che in modi e tempi diversi hanno cercato di sensibilizzare l'opinione pubblica. E dopo 15 anni di trivelle, forse a Grumento Nova si sono resi conto che era arrivato il tempo di dire basta.

Ancora una volta i tanti Davide normali sconfiggono i pochi Golia del petrolio. Se usiamo queste vittorie per darci coraggio nei prossimi passi, nei prossimi paesi, nei prossimi pozzi, un giorno ci sveglieremo e scopriremo che Golia siamo noi.


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Ecco la motivazione della regione Sardegna:

La Giunta regionale su proposta dell’assessore della Difesa dell’Ambiente, Giorgio Oppi, ha approvato la delibera per sottoporre all'ulteriore procedura di Valutazione d'Impatto ambientale il progetto per la "Realizzazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi nel Permesso di Ricerca denominato Eleonora", proposto dalla società Saras S.p.A. nel territorio del Comune di Arborea.

Il provvedimento è stato adottato a seguito della istruttoria del Servizio SAVI che ha proposto di sottoporre alla procedura di VIA il progetto in considerazione delle criticità legate, principalmente, all’ubicazione dell’intervento in aree ad elevata sensibilità ambientale, con particolare riferimento al fatto che l'area di cantiere ricade all’interno della fascia costiera e interna all'Oasi di protezione faunistica "S'Ena Arrubia", che si trova a meno di 150 m da SIC, ZPS e aree umide Ramsar, ed è interna alla perimetrazione dell’IBA 218 "Sinis e stagni di Oristano". Nondimeno è risultata critica la vicinanza dell'area di intervento a recettori sensibili (aziende, abitazioni, etc.), da cui il cantiere dista poche centinaia di metri.

L'assessore Oppi, illustrando il provvedimento ha sottolineato, altresì, che si è ritenuto opportuno sottoporre alla procedura di VIA il progetto anche al fine di consentire un più esteso coinvolgimento della popolazione, rendendo possibile una maggiore e più approfondita conoscenza dell’intervento e dei suoi potenziali effetti negativi, diretti e indiretti, sulla salute e sull’ambiente, sul paesaggio, sulle attività produttive, che sono motivo di allarme presso l’opinione pubblica.


Ecco il comunicato della OLA:

La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) saluta con interesse la
delibera del Consiglio Comunale di Grumento Nova che nega, all'Eni, il
permesso di allestire il pozzo di reiniezione "Monte Alpi 9 or Deep".
Il non allestimento del pozzo di reiniezione in questione e' stata una
nostra precisa battaglia di comunicazione ed informazione condotta da
quasi due anni. A dimostrazione che una corretta politica di
informazione porta i cittadini, e le amministrazioni pubbliche che
gestiscono il territorio, ad avere una presa di coscienza dei loro
diritti e delle effrazioni ambientali che le attivita' estrattive
possono causare. 
I pozzi di reiniezione "buttano" in profondita', fino
a 4 o 7 chilometri (il "Monte Alpi 9 or Deep" e' profondo circa 4
chilometri),  le acque di scarto e di produzione dei centri oli.

Hanno, per le società minerarie, un’importantissima funzione di risparmio di costi, anche perché con questa pratica possono aumentare il pescaggio del petrolio.

L’acqua è, infatti, più pesante del petrolio e, scendendo in profondità, porta più in superficie il minerale da estrarre. Per molti tecnici indipendenti questa pratica di reiniezione è anche una maniera legalizzata da delibere regionali di risparmio dei costi di gestione di rifiuti liquidi tossici ed inquinanti, come sono le acque di produzione di un’attività mineraria, piene di residui di idrocarburi, polimeri, fanghi ed altre degradazioni chimiche di sostanze utilizzate (la dizione di acque di produzione è riportata così nell’enciclopedia degli idrocarburi).

Il pozzo di reiniezione “Monte Alpi 9 or Deep” – per tornare a ciò che interessa la Val d’Agri e i suoi residenti – è tra l’altro realizzato a circa 800 metri dalla faglia sismica di Grumento Nova, responsabile del terribile terremoto del 1857 e – come riportato dagli istituti di sismologia e vulcanologia di tutto il mondo, come confermato da ricercatori del calibro dei professori Leonardo Seeber e Maria Rita D’Orsogna – è scientificamente provato che l’immissione in profondità di acque di produzione, oltre a determinare un rischio di inquinamento delle falde sotterranee perché in genere sono liquidi tossici, possono interagire con le attività sismiche del territorio.

La nostra Organizzazione si complimenta con l’amministrazione del sindaco Vincenzo Vertunni per la presa di posizione a garanzia della tutela di un territorio che è già altamente sottoposto a gravi alterazioni ambientali, ricordando inoltre che è disposta a fornire tutta la documentazione scientifica in suo possesso, da aggiungere – se vorranno – a quella già ampiamente documentata in possesso della stessa amministrazione di Grumento Nova, come supporto al probabile ricorso che l’Eni farà al Tribunale amministrativo di competenza.

Inoltre, la Ola aspetta di sapere se il Dipartimento ambiente della Regione avrà la stesso coraggio e la stessa indipendenza di Grumento Nova verso gli interessi dell’Eni che non sempre combaciano con quelli della Basilicata, visto il ricorso ai pozzi di reiniezione che l’Ente pubblico regionale permette, visto la preoccupante vicinanza del “Monte Alpi 9 or Deep” con la faglia sismica e visto, ancora, la riluttanza della Regione a chiedere i piani ingegneristici dei 68 pozzi attualmente attivi in Basilicata e degli altri 404 finora realizzati tra sterili e oramai esausti. Riluttanza dovuta forse per paura di scoprire il numero di falde acquifere sotterranee coinvolte dalle attività di ricerca/perforazione/estrazione?




Sunday, April 22, 2012

L'Abruzzo, visto dagli altri


But that's the Abruzzo for you. 
A corner of Italy which holds firmly on to to its unique identity. 
See it while you still can.

The Guardian, UK 2005 

E mentre i politicucci d'Abruzzo continuano a dormire, ecco come il resto del mondo vede l'Abruzzo.

E' un vero peccato che non riusciamo a capitalizzare su tutto cio' che madre natura ci ha dato, e che invece cerchaimo sottoterra - nella melma petrolifera - il benessere che risplende su di noi: il mare, le tradizioni, la montagna, il turismo fatto come si deve.

1. Toronto Sun, 4 Marzo 2012: Abruzzo is the real deal

Il quotidiano di Toronto apre con 12 foto dell'Abruzzo - Casoli e la Festa di Santa Reparata. Il reportage viene scritto da PennaPiedimonte, vicino a Guardiagrele. Dice che l'Abruzzo e' a 80 km da Roma, ma potrebbe esserne a 800 perche' ha 800 modi di vita diversi dal caos romano.

Dice che non siamo Roma, Firenze o Amalfi, le citta' turistiche per eccellenza, ma siamo l'Italia delle stradine di montagna, dei villaggi sulle colline, dei sentieri dei pastori, della vita genuina, e di tre parchi nazionali.

L'Abruzzo e' "off the beaten track", lontano dalle strade comuni, e dove ci sono tradizioni, e uno stile di vita sano. Dicono che e' una zona sconosciuta ai piu' - ci sentite assessori regionali? - ma che e' una terra splendida, con uliveti, vigneti e pascoli.

C'e' poi un business di Australiani che ti portano a vedere Anversa degli Abruzzi, Roccascalegna, Scanno, con hiking, classi di cucina, e ricerca di tartufi. Ti organizzano anche incontri con parenti che non sapevi di avere.  Da Brisbane, Australia, a fare un business in Abruzzo.

2. Ancora, qui un articolo sui migliori posti del mondo dove andare in pensione. Chi c'e' fra le top 10 d'Europa? L'Abruzzo!

From this beautiful Old World base, within a half-day's drive of both the coast and the mountains, you could plan excursions to Italy's better-known and more expensive outposts as often as you liked.

3. Qui un altro articolo sul formaggio d'Abruzzo sul Washington Post: Say Cheese, what I tasted in Abruzzo, del 2009.


Abruzzo is my favorite region of Italy. Unlike Tuscany or Venice or the Amalfi coast, Abruzzo is not overrun by tourists. In fact, in many parts of the region the opposite is true, and it is still possible to go for days without seeing another foreigner. Its high mountain ranges make for great skiing in winter and its hills are dotted with vineyards, olive orchards and medieval towns clutching the rocks into which they were built.

Dice che quasi nessuno dei formaggi d'Abruzzo e' esportato negli USA - idea per un business, someone? 

4. Qui un altro articolo, del 15 Aprile 2005, un po piu' vecchio, dal titolo Italy as it used to be 
dove si parla dei serpari di Cocullo,

Remote and hidden away in the wild mountains of the Abruzzo, only 100km from Rome and yet a world apart, the solid heart of Italy beats to its own timeless rhythm. It is a place where ancient folkloric tradition lives on unabashed.

It offers glimpses of an intriguing way of life whose survival is a rare and welcome delight in a world where globalisation and instant communication are gradually eroding cultural identity.

Parla di Sulmona, confetti, art nouveau, stradine, piazze e marmi, ma anche di palazzi antichi lasciati decadere. Parla di pasta alla chitarra, pecorino, ricotta e agnello e Montepulciano. Parla di festivita' religiose, di streghe e dell'arcangelo Gabriele.


In the Abruzzo, nature is as untamed as tradition is undiluted. It is a land of silent valleys, vast upland plains and forest-cloaked mountains. Wolves, wild boars and bears still roam.

Parla di Scanno, di donne coi vestiti tradizionali, del lago azzurro, di negozietti antichi, fatti non per ingannare il turista offrendogli cose che non esistono piu' ma come di vita vera.


The delicatessens sell local wine, bottled peppers, sausages and cheeses. This is no tourist sham. It is all for real.

Parla dell'Aquila - prima del terrremoto - delle sue stradine labirintiche, delle sue piazze.

Insomma, il messaggio, da Brisbane a Toronto e': se volete vedere l'Italia vera, che costa poco ed e' genuina, andate in Abruzzo.

Nessuno parla di pozzi di petrolio, di raffinerie, di inceneritori come opportunita' di turismo o di sviluppo. Nessuno.








Saturday, April 21, 2012

Venezuela 2011: 4000 perdite




Quattromila cinquantadue per la precisione e' il numero di pozzi di petrolio che hanno avuto perdite nell'annata 2011 in Venezuela.

E questi sono solo numeri ufficiali del governo per conto della Petroleos de Venezuela che e' il petroliere di stato. Chissa' se ne nella realta' sono di piu'.

Il rapporto diffuso dal governo di Chavez parla di "importanti progressi" nei fatti ambientali, ma il vero progresso e' che nel 2010 ci sono stati 2,393 perdite, e oggi 4,052. Piuttosto un regresso direi!

In particolare, di questi problemi di petrolio, 3980 erano problemi "minori" fino a 100 barili - 16,000 litri. Gli altri 72 sono perdite "maggiori", oltre i 100 barili. Di tutti questi casi, solo nel 19% dei casi si e' passati al ripristino, mentre nel restante 81%, si arrangi chi puo'.

Come sempre, come dappertutto,  i risultati dipendono sempre dalle condizioni iniziali: i fondi per gli investimenti nelle opere di manutenzione e di prevenzione ambientale, per il petrolio e per tutto il resto, sono quasi dimezzati in Venezuela, l'inquinamento e' raddoppiato. Semplice no?

Intanto il 2012 non si presenta tanto meglio per il Venezuela: il giorno 4 Aprile 2012 infatti c'e' stata una perdita grave nella zona di Punta de Mata,  e ieri un altro a Anzoategui.  Qui un po di link in cui abbiamo parlato gia' del Venezuela al petrolio

Scoppio Maturin
Lago Maracaibo
PDVSA a Curacao

Ma la storia va avanti da tanto tempo. La comunita' indigena detta Mesa de Guanipa nell'area di

Tascabaña nell'Anzoategui, ricorda che da anni lungo il fiume Orinoco della loro comunita' vengono fuori bolle di metano a causa di perdite dai tubi corrosi mai riparati.

All'inizio qualcuno la usava lo stesso, pensando che fosse acqua termale, poi gli hanno spiegato che era tossica. Adesso inevce di prendere l'acqua dal fiume, gli indigeni la devono prendere dalle taniche govenative.

Il gas fuoriusciva anche da pozzi dimessi. Ogni tanto altre perdite di petrolio

Degli impatti petroliferi nella zona e della scarsa manutenzione, se ne parlo' gia' nel 2005 e poi con piu' vigore nel 2008, quando ci si inizio' ad ammalare e quando i prodotti agicoli iniziarono a mostrare segni di contaminazione nella vicina Freites.


Gli indigeni coltivavano yucca e peperoncini, lungo i loro fiumi c'erano banane e allevamenti bovini. Adesso tutte quelle coltivazioni non ci sono piu', perche' i prodotti sono immangiabili, e ci sono casi di morte degli animali. Quando piove, l'acqua che tocca il suolo crea delle bollicine con dentro il metano.


Come collettivita', gli indigeni sono i titolari dei terreni dal 1783. Il governo dice che occorre riperimetrare l'area per decidede dove mettere le trivelle, e manda la guardia nazionale. La guardia nazionale contro gli indigeni!

La maggior parte di loro ha paura, perche' i petrolieri di stato Venezuelani sono ovviamente potenti.  Ci sono pero' attivisti che cercano di denunciare l'inquinamento, chiedendo che i diritti degli indigeni e dell'ambiente siano rispettati,  come Rafael Maita per conto dell'organizzazione indigena Taguala o il sociologo Rafael Uzcátegui della non-profit Provea.

Ma e' tutto parte di un sistema piu' complesso, e che va ben oltre il petrolio. 

Infatti, la foresta amazzonica del Venezuela e tutto l'ecosistema di quella nazione, sono fortemente compromessi da scarichi illegali, depuratori non funzionanti e inquinamento generale.

Un esempio su tutti: secondo un rapporto governativo diffuso in questi giorni, nello stato di Miranda,  49 depuratori su 50 non funzionano e gli scarichi finiscono direttamente nei fiumi.

La situazione e' definita "tremenda", con varie agenzie che non sanno l'una cosa fa l'altra, spesso in contraddizione fra loro e con nessun piano concreto per migliorare la situazione.

Qui e Qui altre storie sulla qualita' dell'acqua potabile di Caracas e del Venezuela, dovute non al petrolio, ma a cattiva manutenzione e inquinamento.


Fonti:
El Universal

Thursday, April 19, 2012

Due anni dopo il golfo del Messico - 20 Aprile 2012


Grazie ad Adriano Bellintani


We've fished here all our lives and 
never seen anything like this
Sidney Schwartz, 2012

Pescatore della Louisiana 
sui pesci con deformita' 
due anni dopo lo scoppio










E cosi, sono passati gia due anni. La BP continua a mandare il televisione pubblicita' progresso in cui affermano che e' tuttapposto, che il mare e' aperto per business, che siamo tutti felici.

Invece lo sappiamo tutti che le conseguenze di questo disastro le sentiremo a lungo. Qui sopra ho cercato di mettere delle foto indicative di tutto cio' che il petrolio BP ha distrutto: delfini, coralli, pesci, persone, aironi, meduse, pellicani.

Allora erano tutti coperti di nero, oggi continuano a morire per deformazioni genetiche, aborti, e lesioni derivanti dal petrolio. Durera' molto, inutile illudersi. L'area dell'Alaska dove si riverso' il petrolio della Exxon Valedez nel 1989 non e' mai tornata ad essere come era prima.

Dei vari reportage che ho letto e visto in questi giorni, uno dei piu' interessanti, mi pare essere proprio quello di Al Jazeera sui pesci del golfo del Messico e le mutazioni genetiche, causate dal petrolio della BP.

Di alcune cose abbiamo gia' parlato in questo blog e le ho messe nella lista accanto - Corexit, killfish, brucellosi, ma qui c'e' un po tutto.

Il Dottor Jim Cowan, che lavora presso il Dipartimento di Oceanografia e di Scienze Costiere della Louisiana dice che oggi nel golfo ci sono pesci e crostacei con difetti terribili: senza occhi, senza zampe, sottosviluppati, con lesioni e buchi al corpo, pieni di petrolio, con gusci fragili e perforati e con tumori e malattie a tassi mai visti prima. Hanno tutti il sistema immunitario indebolito e ci sono molte piu' infezioni batteriche di prima. La biodiverstia' inizia a soffrire.

Ci sono zone, come Barataria Bay, in cui la meta' dei gamberetti pescati e' senza occhi, e la piaga si estende in Mississippi, Alabama. Prima dello scoppio la percentuale di gamberetti con difetti erano dello 0.1%. Adesso siamo al 50% a Barataria Bay. In altri posti le percentuali sono del 20%, ma pure sempre percentuali enormi di fronte a prima dello scoppio.

Colpa del disperasante Corexit, il cui principio attivo 2-butoxyethanol spezzetta le molecole del petrolio ma anche quelle delle membrane degli esseri viventi, non lasciando scampo a chi ci capita.

I gamberi sono i piu' "interessanti" dal punto di vista scientifico perche' hanno un ciclo vitale breve, e cosi dal giorno dello scoppio fino ad adesso sono passate tre/quattro generazioni. Il fatto che continuino a nascere senza occhi significa che le mutazioni genetiche sono avvenute e le sostanze chimiche del Corexit sono adesso parte del loro DNA.

I dispersanti entrano nella vita del mare e delle persone tramite l'inalazione, l'ingestione, contatto con pelle  e occhi, e causano mal di testa, vomito, diarea, dolori addominali, al petto, problemi respiratori, alla pelle, ipertensione, depressione, problemi cardiaci e cardiovascolari. Sono carcinogenici e teratogenici - causano cio' anche difetti ai feti.

Assieme al Corexit, colpa anche degli idrocarburi policiclici aromatici - IPA in italiano, PAH in inglese - che possono anche loro entrare nel genoma, come gia' accaduto nel disastro della Exxon Valdez.

I fondali marini sono coperti di petrolio, con migliaia e migliaia di animali, piante e coralli, sommersi dal petrolio.

Il goverantore della Louisiana - votato anche grazie ai soldi del petrolio, come tutti i politici di Lousiana - dice che e' tuttapposto e che stanno aspettando le analisi.

La BP dice che le lesioni sono normali ma che stanno facendo anche loro dei test.

Il governo non dice niente. Tutto il mondo e' paese.

Darry Felder e' un biologo dell'Universita' della Louisiana che faceva analisi ai pesci gia' prima dello scoppio, perche' l'area era gia' vulnerabile a causa di tutti i pozzi trivellati. Dice che una causa aggiuntiva di danni ai pesci e crostacei potebbero essere i fanghi tossici usati per tappare il buco e di cui sono state usate enormi quantita' durante i mesi delle emissioni incotrollate. In particolare una componente dei fanghi che si ritrovano nei gusci dei gamberi e di crostacei lesionati e anneriti e' il manganese.

Guarda caso,  i fanghi usati dalla BP avevano fino al 90% di particelle a base di manganese.

Andrew Whitehead e' professore alla Louisiana State University, che ha studiato il killifish, un innocuo pesciolino che e' alla base della catena alimentare marina, e ha trovato che anche qui le sostanze tossiche del petrolio e dei dispersanti sono entrati nel loro genoma. Hanno danni al cuore, non si sviluppano e muoiono.

I pesci piu' grandi mangiano il killifish deformati e dal genoma mutato, e noi umani mangiamo loro. Evviva.

Whitehead e' preoccupato degli effetti a catena di questi danni al genoma e pensa che siamo solo all'inzio, visto che il killifish e' un animlae semplice e piccolo - come i gamberi - e che per vedere gli effetti sui pesci piu grandi ci vorra un po, ma che arrivaranno prima o poi.

I delfini pero' non hanno aspettato, e sono morti in centinaia. Le sostanze chimiche che hanno mangiato durante il tempo dello scoppio sono migrate nei loro tessuti, e nei grassi che vengono poi usati durante la fase di gestazione, e cosi ci sono anche problemi di aborti dei delfini, e di feti deformi.

Il professor Ed Cake, 72 anni, ha studiato i delfini e la vita del mare in altri casi di disastri ambientali e dice che non solo l'area dell'Exxon Valdez non e'mai tornata ad essere come era prima, ma neanche l'area di Campeche in Messico, dove scoppio' un pozzo nel 1979, non e' mai tornata ad essere come prima.

I pescatori dicono che continuano a tirare su balle di petrolio e di catrame e residui tossici dalle reti, e che se ne vedono ancora lungo le spiagge.


I residenti non vanno a fare il bagno e non mangiano pesci del golfo.

Oil spills are forever.

In Italia non succedera' mai.

Wednesday, April 18, 2012

Le balene e i delfini alla riscossa


Vedere i delfini lungo le nostre coste e' sempre motivo di curiosita' e di benvolere. La stampa locale, in Abruzzo, in Puglia, in Sicilia ne fa sempre degli articoli con foto spettacolari.

E allo stesso modo ogni volta che vediamo morie di delfini, cetacei ed altri animali marini ci restiamo tutti un po sgomenti, perche' sono creature belle, grandi, affascinanti, che appunto si fanno volere bene.

E come per tutti gli essere viventi, incluso l'uomo, la salute di questi animali dipende dal loro ecosistema.

I ripetuti spiaggiamenti e le morie di delfini e balene che si verificano anche in Italia, significano che non e' sano il loro mare, che non e' sano il nostro mare.

L'ammirazione per i delfini deve andare di pari passo con la difesa della loro casa, il mare.

Forse chi segue tutti i nostri blog sul petrolio sa che fra le cause degli spiaggiamenti ci sono anche le ispezioni sismiche, spari violenti di aria compressa, e strumento che i petrolieri usano per cercare i giacimenti di petrolio nel fondale marino.

Chissa' se lo sanno i politici e chi prende le decisioni!

L'air gun causa confusione, disturbi al sistema uditivo, di orientamento, di accoppiamento dei delfini e delle balene, lesioni ai loro corpi, e a volte anche la morte.

Anche l'attività estrattiva vera e propria da una piattaforma permanete e' dannosa per gli animali, con sversamento a mare e in atmosfera di inquinanti che finiscono dritti dritti nella pancia delle creature del mare.

I cetacei - delfini e balene - occupano il vertice della catena alimentare e rappresentano una specie di sentinella della salute del mare. Bioaccumulano e magnificano gli inquinanti e concentrano nei loro tessuti tutte le schifezze che noi, teoricamente creature superiori, rigettiamo nel mare senza pensarci troppo.

E allora che si deve fare?

Beh, Guido Pietroluongo ha fatto una cosa bellissima. E' un laureando in veterinaria ed ha pensato di scrivere un documento illustrativo proprio su questo tema: la difesa dei cetacei in tempo di esplorazione ed estrazione di petrolio e piu' in generale sugli impatti delle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Mediterraneo.

Ha bussato e gli hanno risposto ben 15 associazioni di livello nazionale ed europeo, fra cui

ENPA, Animalisti Italiani, LIDA, Comitato Parchi Italia, Federazione Nazionale Pro Natura e Pro Natura Mare Nostrum, Centro Studi Cetacei, Ketos, Aeolian Dolphin Research, Centro Ricerca Cetacei, Bottlenose Dolphin Research Institute, Istituto per gli Studi sul Mare, Oceana,
Sea Shepherd Conservation Society e The Black Fish.

Da questo fronte comune è nato il documento che si puo' scaricare in alto.

Il testo mostra anche che gli Studi di Impatto Ambientale delle società petrolifere rarissimamente trattano il tema della sicurezza dei loro impianti ed attivita' per i cetacei in maniera soddisfacente.

Assieme, queste associazioni denunciano l'assenza della trasparenza negli Studi di Impatto Ambientale, l'assenza della cronologia delle operazioni, l'assenza di una attenta e approfondita valutazione di tutti gli impatti ambientali - chimico, atmosferico, acustico - l'assenza di studi approfonditi sulla presenza di Cetacei nelle aree oggetto dei progetti di ricerca, l'assenza della valutazione di tutta la regolamentazione che tutela e protegge l'ecosistema marino e i Cetacei.

Insomma: ai petrolieri importa poco di delfini e balene - e come potevamo pensare altrimenti?

E dove e' finito questo testo?

E' stato inviato ai Ministeri della Repubblica Italiana e ai principali Enti preposti al monitoraggio e al controllo di queste attività e dei loro impatti (ISPRA, ARPA, Comando Generale delle Capitanerie di Porto etc. etc.), per richiedere di valutare attentamente e di analizzare con accuratezza questi aspetti prima di rilasciare i permessi di ricerca ed estrazione.

La tutela del mare non e' solo per le balene. La tutela del mare e' anche per difendere turismo e pesca, fulcri dell'economia marittima italiana, e naturalmente la difesa della salute pubblica.

In quei mari inquinati ci andiamo noi a fare il bagno!

Questo e' un piccolo passo verso un reale e concreto impegno per chiedere alle istituzioni e alle autorità di proteggere l'ecosistema marino spesso tutelato solo sulla carta. Anche se spesso neanche lo sappiamo, in Italia abbiamo un patrimonio naturalistico UNICO, che deve essere conservato e salvaguardato come risorsa inestimabile di vita, salute e sviluppo ecosostenibile.

Se qualche Associazione volesse unirsi nel firmare il documento e nel partecipare a questa
campagna, in linea con le tematiche sopra descritte, può comunicarlo mettendosi in contatto a
questo indirizzo mail:

docdolittle CHIOCCIOLA hotmail PUNTO it

Grazie Guido, grazie alle 15 associazioni!

Sunday, April 15, 2012

Elezioni Ortona 2012: Non votare Remo di Martino!


Fra un po ad Ortona si vota per il candidato sindaco.

Non sono residente ad Ortona, ma a quella citta' - nell'irriconoscenza generale della classe politica - ho dedicato anni della mia vita, da lontano e senza alcun tornaconto personale. Ancora adesso mi chiedo cosa sia scattato in me quel 15 Ottobre 2007 che ha cambiato la mia vita.

Credo pero' di poter dire che molto probabilmente senza di me, il centro oli sarebbe stato realta', considerato che a suo tempo erano tutti d'accordo, Caramanico, Fratino, Del Turco e che nessuno neanche sapeva cosa fosse l'idrogeno solforato.

E allora credo di poter dire la mia su queste elezioni.



Non votate Remo Di Martino.

Non votatelo.

Qualsiasi sia la vostra idea politica, qualsiasi sia il vostro passato, non votatelo.

Non se lo merita di portare a casa i quattrini pubblici.
Non se lo merita di portare a casa i vostri quattrini.
Non portera' niente di buono.

A quest'uomo, secondo me, non interessa niente di Ortona, dei suoi cittadini, della sua natura, altrimenti si sarebbe comportato diversamente in questi 5 anni.

Ha fatto qualcosa Remo Di Martino per fermare l'Amianto? il Petcoke? Ombrina Mare? Per promuovere il Parco della Costa Teatina? Non mi risulta.

E se il Centro Oli non si e' costruito, per ora almeno, io credo, non e' certo per merito suo. Anzi, se fosse stato per lui non si sarebbe mossa una mosca. Conservo ancora i suoi email del 2007 in cui mi diceva che era semplice allaccio di metano e che io "ero maleinformata".

Remo di Martino, se ci teneva ad Ortona, ma per davvero, avrebbe agito lui per primo, si sarebbe informato e se lo sarebbe fatto lui il giro d'Abruzzo, avrebbe lui dibattuto l'ENI, avrebbe lui convinto il suo collega Nicola Fratino ad abbandonare i folli progetti di morte per le vigne d'Abruzzo, invece di stare al rimpallo, aspettando di reagire a questa "creatura del web" che ha fatto quello che doveva fare lui.

Remo di Martino, se ci teneva ad Ortona, ma per davvero, avrebbe lui spiegato agli Ortonesi cosa e' una raffineria, cosa e' l'idrogeno solforato, cosa sara' l'Abruzzo petrolizzato.

Invece ha cambiato bandiera come cambia il vento. Prima dice si al petrolio, poi va sul trabocco a dire no. Prima vota per il ritorno del sito del Feudo a zona agricola e poi ci ripensa e lo trasforma in sito industriale.

E come potro' mai dimenticare lo spettacolo pietoso del gennaio 2010 in cui davanti a me, senza vergogna, va sul palco a dire che lui e' stato un paladino della lotta contro il Centro Oli?

E come potete dimenticarlo voi ortonesi, adesso che, di nuovo, si e' dimenticato del suo supposto eroismo anti-petrolifero e rivota il passaggio dell'area Feudo a zona industriale?

E' tutta una presa in giro, e lo sappiamo tutti, e non ci sono mezze parole.

Allora occorre avere il coraggio di dire: cambiamo, proviamo un altro, liberiamoci di questa zavorra.

A che ideale puo' essere fedele uno che oscilla cosi, senza sapere davvero in cosa crede? Uno che un giorno dice si e un altro dice no? Come potra' servire la collettivita' uno che non riesce a capire dove stare neanche su un tema cosi importante, cosi dibattuto?

E poi, il migliore indicatore del futuro e' il passato. In tutti questi anni Remo Di Martino ha avuto varie cariche comunali, provinciali in Abruzzo.

Chiedetevi: le vostre vite sono migliorate? E' migliorata Ortona? E' piu' bella? E' piu' ricca? Ci sono piu' turisti? E' piu' viva, ci sono piu' cose da fare? E' piu' salutare?

Ciascuno puo' rispondere a questa domanda come vuole, sapendo pero' che se lo si rivota, saranno altri 5 anni della stessa minestra.

Io non lo voterei.

Un ultima cosa: chissa' se Remo di Martino si ricorda quando mi scrisse che sarebbe venuto negli USA a dire ai miei studenti che io sono antidemocratica perche' ero contro le sue idee, e lui era stato eletto, e dunque rappresentava il popolo, e io no?

Beh, questa storia la racconto sempre, ovunque vado, a San Fransisco, a Los Angeles, A Pechino, a New York a tutte le platee made in the USA a cui ho parlato della storia del petrolio d'Italia.

Ci facciamo sempre delle gran risate.

Questo blog e' scritto da un cittadino USA, su suolo USA, su server USA. In questo paese vige la liberta' di parola.

I am free.

Saturday, April 14, 2012

Bomba, su Google News


Ecco qui vari siti in inglese che hanno riportato la storia di Bomba e della Forest Oil:

888 Press Release

Virtual Strategy

Vero Beach Tattoo

Silo Breaker

Il testo in inglese e' qui - grazie a Sammy, Paul e Randi per averlo diffuso su Google News.

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The people of Abruzzo, Italy have once again scored a giant victory in their David versus Goliath fight against Denver-based oil giant Forest Oil Corporation, in their quest to protect one of Europe's most biodiverse regions.

On April 10th, 2012, the Commission for Environmental Impact Evaluation in Abruzzo, headed by Mr. Antonio Sorgi, unanimously rejected gas drilling and refining plans as proposed by the Forest Oil Corporation, headed by CEO Craig Clark, after a prolonged awareness campaign involving residents and activists.
According to public documents, the American oil giant had begun considering drilling a first cluster of five gas wells, a refinery, and multiple waste pits back in 2008. The company had anticipated extracting a total of at least 50 billion cubic feet of natural gas containing high levels of hydrogen sulfide to be refined 200 meters from the nearest residence in Bomba, Abruzzo, population 900.

Bomba sits along the banks of a popular recreational lake by the Parco Nazionale della Majella, a scenic national park that draws local and international visitors due its pristine environment and breathtaking views. Its economy is largely driven by agriculture and tourism.

Residents reacted strongly to drilling plans and uncovered Forest Oil Corporation's reports, according to which drilling could pose severe hydro-geological risks to a highly unstable, seismic area prone to subsidence and landslides. The project also called for the emission of pollutants from the refinery exceeding Italian legal limits, which would permeate the town center.
Official statements in opposition to drilling by the Forest Oil Corporation were filed by nineteen municipalities in the area, the Province of Chieti, the Catholic Church, the World Wildlife Federation, the Union of Merchants and Tourist Operators, and dozens of local organizations as well as the heirs of American author John Fante.

In a last-ditch effort to gather public support, executives from the Forest Oil Corporation visited Bomba in August 2011. They were confronted with incensed residents, who asked cogent questions that the Forest Oil executives were incapable of addressing. Later, the company stated that it was the first time in their 95-year history that they had received such informed and firm opposition from a local population.

The campaign to save Bomba is part of an ongoing effort to save Abruzzo, Europe's green heart, from turning into a giant oil field. The campaign has been largely coordinated by Professor Maria R. D'Orsogna, a California resident with origins in Abruzzo. In the past five years, this international activism has led to the rejection of another oil field and refinery in Ortona, sponsored by Italian oil giant ENI, and of the Ombrina Mare oil rig proposed by Mediterranean Oil and Gas of London.

In a brazen act of defiance against Italian officials and the unanimous will of local population, the Forest Oil Corporation of Denver plans to appeal.

Thursday, April 12, 2012

I coralli uccisi dalla BP




Tutti gli indicatori marini indicano che lo scoppio nel golfo del Messico ha avuto conseguenze disastrose, al momento dell'impatto, ma anche adesso, due anni dopo.

Dopo i delfini morti, le macchie che ricompaiono, i pesci malati, il Corexit e le persone con strane malattie, e' la volta dei coralli.

Ecco infatti un rapporto di CNN in cui si mostra che i coralli a circa 11 chilometri dal pozzo esploso sono stati fortemente danneggiati. Molti dei coralli sono morti, e ora ricoperti da sostanze appiccicose marroncino.

La composizione chimica di questa robaccia e' correlata positivamente al petrolio della BP.

Gli scienziati guidati da Helen White, affermano che questo e' solo uno dei tanti indicatori e che se il petrolio e' arrivato a danneggiare i coralli cosi lontano dal punto dello scoppio e' probabile che sia arrivato con conseguenze gravi su una vasta area del fondale marino.

I coralli sono un ottimo indicatore perche' sono stazionari e perche' quando vengono attaccati da sostanze tossiche reagiscono producendo sostanze protettive mucose. E' proprio su queste sostanze mucose che il petrolio si e' attaccato.

La spedizione lungo i fondali e' stata finanziata dal National Science Foundation, l'ente nazionale per la ricerca americana .

Io sono qui in questi giorni per assegnare i fondi, nel gruppo di Matematica Applicata a Sistemi Biologici. Qui il racconto di come e' stato nel 2008.

Tuesday, April 10, 2012

Vittoria a Bomba

Sono arrivata in un albergo a Washington DC.

E' mezzanotte e mezza.

Sto finendo di caricare i miei rapporti per il governo USA per l'assegnazione dei fondi di ricerca.

E' stato un viaggio lungo, e sono stanca.

Ho fame.

Nella mia stanza internet non funziona e cosi sono dovuta venire a lavorare nella lobby.

Scene comiche made in the USA.

I nottambuli dell'hotel parlano di fracking e di speculazione.

Volevo dirgli: non ci credete e fare anche a loro la mia solita predica, ma sono troppo presa a digitare le mie cose di lavoro.

Devo finire.

Un tizio e la sua fidanzata litigano.

Pare che lei sia ubriaca.

Non si riesce a fermarli.

Il signore della lobby chiama la polizia.

Io digito ancora.

Arrivano 5 macchine a sirene spiegate.

Come i film americani.

La lobby da cui lavoro e' vicino alla finestra.

E' tutto illuminato a giorno.

Arriva anche l'ambulanza e i pompieri.

Non si sa mai.

La signora si chiama Annette.

Mi viene da ridere a pensare a questo stranissimo momento della mia vita.

Faccio una pausa.

Non ho avuto il tempo di ricordare che oggi era il giorno della commissione VIA.

Apro Facebook e la posta elettronica.

Danilo, mio fratello, mi manda un messaggio scarno, ma perfetto: ha chiamato Assunta. La commissione all'unanimita' boccia Bomba.

Non so cosa provare.

Vorrei dire qualcosa, ma qui c'e' una scena di polizia in atto.

Sorrido.

Voglio bene a tutti. Al signore nella lobby, al poliziotto, ad Annette e pure ad Antonio Sorgi.

Mi pare che le sirene dell'ambulanza girino a festa.

Il potere della pressione popolare.

Non e' cambiato niente rispetto ad Ortona e al centro oli: era una raffineria allora, e' una raffineria adesso. I danni c'erano allora, ci sarebbero stati adesso.

Cinque anni fa hanno detto si, all'unanimita'. Adesso all'unanimita', dicono no.
Una piccola rivoluzione.

Non e' cambiato niente. Anzi, una cosa sola e' cambiata.

La gente si e' svegliata, abbiamo protestato, scritto, rotto le scatole, in modi e tempi diversi, ma incessanetemente, in modo adulto, senza paura di nessuno e consci dei nostri diritti.

La Forest Oil Corporation di Denver battuta da un paesello d'Abruzzo.

La democrazia vince.

Friday, April 6, 2012

Martedi di Pasqua all'Aquila, per l'Abruzzo, per la democrazia


Autobus per l'Aquila, Martedi' 10 Aprile. Telefonare al 338 1808840.


Martedì 10, e Mercoledì 11 aprile, il comitato di Valutazione di Impatto Ambientale, con a testa Antonio Sorgi, discutera' ben 64 progetti - uno piu' deleteri dell'altro fra cui la proposta della Forest Oil di trivellare il lago di Bomba.

Come possono fare tutto questo è un mistero, 64 progetti in due giorni, dopo Pasqua! Di certo una mole di questa portata comporta una superficialità
di fatto.

Cosa fare:

C'è un autobus che parte da Bomba il 10 aprile, alle 6,00 di mattina e fa una fermata al casello di Val di Sangro alle 6,20.

Per prenotare il numero è 338 1808840.

Per chi è impossibilitato, ma vuole dire la sua, si puo' scrivere a:

stampa@giannichiodi.com

tf.autambientale@regione.abruzzo.it

webmaster@regione.abruzzo.it

angela.sette@crabruzzo.it

info@difensorecivicoabruzzo.it

o andare qui e scrivete al assessore Ambiente Giuliante

Testo della bozza per chi non ha tempo


"Martedì 10, e Mercoledì 11 aprile 2012, saranno discussi 64 progetti
dal comitato di Valutazione di Impatto Ambientale V.I.A.

Ci auguriamo che tutte le decisioni vengano democrativamente prese per il bene comune, tenendo conto delle osservazioni inviate e del sentimento popolare, manifestato piu' e piu' volte in difesa dell'Abruzzo verde.

Visto il vostro modus operandi fino a questo punto, come cittadini e associazioni, non ci sentiamo affatto tutelati da voi, e anzi, continuiamo ad avvertire il ripetuto dispregio del piu' semplice buon senso nei confronti di chi abita territori, e paga pure i vostri lauti e sicuri stipendi.

Non e' questa la democrazia.

Infine, ricordiamo che il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia obbliga gli aministratori a tenere conto della volonta' popolare e impone che quest'ultima sia vincolante.

Non ne possiamo piu' di questo modo di fare."

Grazie a Fabrizia Arduini e al Comitato Partecipazione Gestione del Territorio per l'organizzazinone.

Wednesday, April 4, 2012

Lettera all'UE: verificate se Sorgi rispetta la democrazia in Abruzzo


Quelli della Commissione VIA, con a capo Antonio Sorgi, sono gli stessi che hanno approvato, zitti zitti, a suo tempo il centro oli di Ortona. Tutti ce la siamo presi con Fratino, Del Turco e Caramanico, ma il vero autorizzatore finale e' stata la Commissione VIA del nostro amico Antonio Sorgi.

Questa volta pero' non ci colgono impreparati.

Non e' accettabile scondo me, che Antonio Sorgi e suoi uomini pensino di poter fare il bello ed il cattivo tempo in Abruzzo. E' questa la democrazia e spero che il Segretariato della Convenzione di Aarhus faccia luce su questo pietoso caso.

Abbiamo mandato 200 lettere di opposizione e testi scientifici piu di due anni fa. Si e' espressa contro la Confcommercio, Assoturismo e decine di altre associazioni. Ad ogni tentativo di farci il lavaggio del cervello, i comitati locali, specie il Comitato Gestione Partecipata del Territorio di Bomba, ha mostrato di saperne piu' di tutti i capoccioni della Forest Oil messi assieme. Pure i figli di John Fante hanno detto che e' una follia.

Ci sono stati 19 comuni e l'intera provincia di Chieti a dire no e la Commissione VIA non ha potuto dire una sola parola?

Ma che ci stanno a fare?

Interessante che Sorgi abbia gia' firmato un nulla osta, come direttore degli Affari della Presidenza, Politiche Legislative e Comunitarie, Programmazione, Parchi, Territorio, Valutazioni Ambientali, Energia, ma che invece non abbia potuto dire una parola in qualita' di Presidente della Commissione VIA, guarda caso l'ente a cui tutte le osservazioni di contrarieta' sono giunte e di cui, per legge, deve tenere conto.


Inaccettabile.

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In data 3 Aprile 2012 decine di cittadini, rappresentanti del mondo ecclesiale, docenti universitari e associazioni di categoria, ambientali e culturali hanno sottoscritto una lettera indirizzata al Segretariato della Convenzione di Aarhus chiedendo che le procedure ed i metodi della commissione VIA d'Abruzzo, presieduta da
Antonio Sorgi, vengano esaminati in dettaglio per assicurare trasparenza e la democraticita' dei processi decisionali in Abruzzo.

Fra i firmatari la Confcommercio, il WWF, Assoturismo, i rappresentanti della
diocesi di Lanciano-Ortona e decine di associazioni che da anni lottano contro le trivelle in Abruzzo.

Antonio Sorgi era anche il direttore regionale che firmo' nell'Aprile del 2007, l'autorizzazione a favore del Centro Oli di Ortona.

Cinque anni dopo, il caso sottoposto al Segretariato presieduto dal Prof. Jonass Ebbesson, Preside e Docente di Diritto Ambientale presso l'universita' di Stoccolma, e' centrato sulla proposta raffineria ed estrazione di gas dal giacimento di Bomba.

La proposta formale di trivellare e di costruire una centrale per il trattamento di gas ad alta concentrazione di idrogeno solforato, fu avanzata dalla ditta americana Forest Oil Corporation, guidata in Italia da Giorgio Mazzenga, e da John Klein a
Denver, gia' nel 2009.

I sottoscriventi chiedono al Segretariato della Convenzione di Aarhus di indagare perche' la commissione VIA non si sia pronunciata in merito alla questione, dopo ben due anni dal deposito di oltre 200 osservazioni da parte della comunita', e dopo che ben 19 comuni e l'intera provincia di Chieti si siano espresse in maniera negativa.

Tutto questo alla luce del fatto che la Forest Oil si sia gia' apprestata ad assumere personale dichiarando di avere avuto alcuni permessi autorizzativi gia' nel dicembre 2010, fra cui il nulla osta da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti, e dei Beni e delle Attivita' Culturali.

Soprattutto ai sottoscriventi appare inconciliabile che Antonio Sorgi abbia rilasciato l'autorizzazione a procedere in qualita' di direttore degli Affari della Presidenza, Politiche Legislative e Comunitarie, Programmazione, Parchi, Territorio, Valutazioni Ambientali, Energia, ma che invece non abbia potuto esprimersi sul tema in qualita' di Presidente della Commissione VIA, a cui tutte le osservazioni di contrarieta' sono giunte e di cui, per legge, deve tenere conto.

Si chiede altresi al Segretariato della Commissione di Arrhus di indagare sui presunti viaggi effettuati da funzionari della regione, fra cui Domenico Scoccia, per conto della Forest Oil in Olanda e di verificare che non vi siano conflitti di interesse.

Al Segretariato si denuncia altresi che in questi anni e' stato difficilissimo comunicare con la Commissione VIA, essere da loro informati tempestivamente, reperire materiale online ed avere indirizzi email funzionali e soprattutto avere la certezza che l'opinione popolare sia democraticamente rispettata.

Infine, visto che la stessa Commissione VIA dovra' pronunciarsi su questioni simili, come l'autorizzazione di trivellazioni nella riserva del Borsacchio secondo la concessione Mazzarosa da parte della MOG, si chiede al Segretariato di accertarsi che vi siano responsi in tempi ragionevoli, che la volonta' popolare sia rispettata e che le nostre voci siano ascoltate, come obbligano le leggi Italiane ed Europee.

Chiediamo che a prevalere sia il bene comune e non gli interessi di pochi.


Maria R D'Orsogna, PhD
Associate Professor
Department of Mathematics
Institute for Sustainability
California State University at Northridge
18111 Nordhoff Ave.
Los Angeles, CA 91330
www.csun.edu/~dorsogna
1 818 677 2703

Francesco Stoppa, PhD
Professore Ordinario
Dipartimento di Scienze della Terra,
Universita' d'Annunzio,
Campus Madonna delle Piane,
66013-Chieti, Italy
www.unich.it/geo8
fstoppa@unich.it
0039- 871 3556418

Sunday, April 1, 2012

Tremila delfini morti e le esplorazioni petrolifere in Peru











The dolphins may have been killed by the impact of
off-shore oil exploration and drilling in the region


Carlos Yaipen, direttore
Organization for Research and Conservation of Aquatic Animals



Ogni tanto su Facebook qualcuno posta immagini di delfini o di cetacei spiaggiatisi lungo le coste italiane. Si sono spiaggiati per cause naturali? Per colpa delle ispezioni sismiche? Per colpa delle correnti marine?

Non lo sapremo mai con certezza a causa dei pochi studi, e della difficolta' di farli questi studi. E' un vero peccato - che i delfini muoiano, e poi che non si riesca a capire il perche', in modo da evitarle queste morti.

Quello che pero' si sa e' che le esplorazioni sismiche, con i loro sonar, e il loro disturbare il sistema uditorio degli animali marini sicuramente non sono benevoli a delfini e cetacei, perche' causano lesioni, danni all'udito e al sistema dell'orientamento, confusione, e emoraggie interne.

Qui su PlosOne del 2009 uno dei pochi studi in cui si parla dello spiaggiamento di sette cetacei nella zona di Foggia. Si afferma che le ispezioni sismiche possono essere una concausa di queste morti. Qui un altro studio sullo stesso tema.

E per chi volesse saperne di piu' sul tema spiaggiamenti e petrolio, consiglio l'ottimo testo di Guido Pietroluongo.

In gergo, gli spiaggiamenti e le morie di delfini e cetacei si chiamano UME - unexplained mortality events - eventi mortali inspiegati.

La successione di morte di delfini e cetacei in collegamento con le ispezioni sismiche non e' un fatto nuovo, anzi si ripetono in Nuova Zelanda, in Spagna, in Australia, e ora anche in Peru.

Nel 2011 infatti ci sono stati ben 3,000, si tremila delfini morti lungo le coste di Lambayaque, in Peru, attribuibili, secondo il quotidiano Peru21, alle esplorazioni sismiche nella zona.

Catastrophe for Dolphins in Peru from BlueVoice.org on Vimeo.



Questo e' confermato dal direttore dell'ORCA, l'Organizzazione Scientifica per la Ricerca e la Conservazione di Animali Acquatici, Carlos Yaipen che dice

The oil companies use different frequencies of acoustic waves and the effects produced by these bubbles are not plainly visible, but they generate effects later in the animals. That can cause death by acoustic impact, not only in dolphins, but also in marine seals and whales".

Esattamente quello che andiamo ripetendo da mesi e mesi.

Nel Febbraio 2012 avevano ritrovato circa 264 carcasse di delfini morti a 500 miglia a nord di Lima, la capitale del Peru', presso la citta' di Chiclayo.

A Marzo 2012 un altra moria di 615 delfini un po piu a sud, vicino a San Jose.

Ma non ci sono solo delfini spiaggiati, ci sono anche le sardine avvelenate e trovate morte sulla riva di Lambayeque.

Un'altra possibilita' che avanza Jorge Cabrejos, che rappresenta i pescatori della zona, e' invece, visto che nella zona ci sono gia' trivelle attive, che ci siano stati riversamenti di petrolio a contaminare il plankton, mangiato dalle sardine, mangiate dai delfini, morendo sardine e delfini.

E cosa esattamente c'e' nella zona? Come riporta il blog di Jeff Phillips, vicino alle zone di morte dei delfini del Peru' c'e' un blocco di esplorazioni petrolifere detto "Block Z34", proprio nei pressi della citta' di Chiclayo, dove gia' estraggono gas naturale.

Le ditte che estraggono o che fanno esplorazioni petrolifere sono la "Gold Oil" di Londra, la corporazione peruviana "Petrotech" in cui partecipano anche la Corea del Sud e la Colombia e la ditta americana BPZ, di Houston.

Le esplorazioni sismiche sono effettuare dalla ditta cinese BGP con la sua nave "Pioneer".

Ma ce di piu'. Nella stessa zona del Peru' ci sono stati terremoti del grado 4.8 della scala Richter, in Febbraio, due giorni dopo il ritrovamento dei 264 delfini e prorpio nella stessa zona. Coincidenza? Caso? Chi lo sa.

Le autorita' dicono che non si sa e che occorre fare indagini piu' approfondite.

Gli scienziati invece dicono che invece quando ci sono morie di delfini solo l'otto-dieci per cento finiscono sulle spiagge. Il resto resta disperso in oceano, per cui i delfini morti poterbbero essere molti molti di piu' delle carcasse ricoverate.

Ecco qui le immagini:



A volte mi chiedo chi siano le bestie vere in tutto questo.