Montagne di zolfo di cui non si sa cosa fare, grazie agli scarti del petrolio. Proprio quello che serve all'Abruzzo

Wednesday, June 19, 2013

Ombrina: te lo do io lo zolfo

As the average sulphur content of crude oil rises, 
the industry will have much more sulphur than it can find uses for.

Man mano che il contenuto medio di zolfo nel greggio aumentera', 
sara' disponibile sempre piu' zolfo di quanto si possa utilizzare



The glut in the world sulfphur market is severe. 
L'eccesso di zolfo nel mercato mondiale e' grave.


A un certo punto Sergio Morandi dice che Ombrina sara' utile per la produzione di "zolfo puro"
"utilizzato dalle industrie farmaceutica, agricola e alimentare".

E ovviamente i gran giornalisti italiani che riportano queste notizie non si pongono la domanda - come per mille altre cose riguardanti Ombrina - se sia vero o no.

Ad esempio, qui l'Occidentale (?) che intervista un tale Paolo Tancredi (?) che dice che "l’idrogeno solforato servirà a produrre zolfo".

Oppure qui il Foglio dove dicono la stessa cosa "l’idrogeno solforato sara' usato per produrre zolfo".

Bene, questi giornalisti - cosi' bravi a prendersela con me, senza neanche potermi interpellare e chiedermi di dire la mia - dimenticano o non sanno che in questo momento nel mondo c'e' una SOVRAPPRODUZIONE di zolfo, e che non si sa che farne a causa della eccessiva desolforazione di petrolio schifoso, specie dalle Tar Sands del Canada.

Ecco qui che fine fa lo zolfo di Morandi: lo si stoccca a cielo aperto o lo si seppellisce sottoterra.



E questo non lo dice la D'Orsogna, cari giornalisti italiani, lo dice la Shell qui

"The industry is producing, and will continue to produce, large quantities of sulphur at refineries. In some ways, dealing with this is a bigger technical challenge than developing new separation processes. As the average sulphur content of crude oil rises, the industry will have much more sulphur than it can find uses for. "

Addirittura non esistono piu' miniere di zolfo nel mondo, sono state tutte chiuse, proprio perche' il quantitativo di zolfo che puo' essere usato dall'industria farmaceutica, agricola ed alimentare, come dice Morandi, e' minuscolo rispetto alle enormi quantita' di zolfo prodotto come scarto dall'industria del petrolio e per cui occorre inventare usi "creativi."

E mentre prima la miniera di zolfo potevi fermarla se c'erano sovrapproduzioni, adesso la produzione di zolfo non si puo' piu' arrestare, perche' non si puo' fermare il processo di raffinazione del petrolio. Anzi, man mano che cresce l'uso del petrolio schifoso - come quello di Ombrina -  parallelamente cresce lo stoccaggio di zolfo in eccesso e indesiderato.

Nel solo Alberta ce ne sono 15 milioni di tonnellate di cui non si sa che fare. Si sta allora pensando di usare lo zolfo come additivo nel cemento o nell'asfalto (!) ma ci si va con i piedi di piombo perche' troppi sono i possibili effetti all'ambiente e alla salute legati a queste "soluzioni creative".

E allora, un altra domanda che si pone per Ombrina:

Che ne facciamo in Abruzzo di questo zolfo?
Dove lo stocchiamo?
Dove lo seppelliamo?

Lungo la riviera dei trabocchi, per dare un tocco di giallo canarino? 

E ricordo che la MOG parla di 500 chili al giorno. Un'altra domanda che resta aperta e che mostra che tutti quegli intelligentoni in Italia che siedono nelle redazioni dei giornali e che approvano progetti deleteri per questa nazione non sanno  -- e men che meno non amano -- niente di cosa scrivonono, di cosa decidono, e di cosa firmano.

Una vergogna che di piu non si puo'.









Tuesday, June 18, 2013

L'air gun e le cento balene spaiggiate in Madagascar

Nel Maggio 2008 in Madagascar iniziarono a ritrovare prima balene spiaggiate ma vive e poi carcasse di balene morte lungo le spiagge nel nordest dell'isola, in una mangrovia detta Antsohihy Bay.
 
Le balene morte erano trenta e quelle spiaggiate cento.







Li vicino c'era un area dove la Exxon-Mobil stava eseguendo ispezioni sismiche - a 50 chilometri di distanza. Dicevano che non potevano essere stati loro a causare gli spiaggiamenti - e che magari era un virus? una infezione? - perche' le loro operazioni di riflessione sismica erano troppo lontano dal punto della moria.

Sebbene la Exxon negasse il suo ruolo nella faccenda fermo' lo stesso le operazioni di airgun, per evitare la morte di altre balene. Alla fine il conto fu di circa 200 balene spiaggiate, la maggior parte delle quali morte.

E' stata allora una infezione o l'air gun?

Probabilmente non lo sapremo mai, perche' e' sempre difficile trovare una relazione diretta.

Intanto Micheal Jasny del gruppo NDRC, il National Defense Research Council, di cui far parte anche Robert Redford, ricorda che questi tipi di balene spiaggiano molto molto raramente. Allo stesso tempo pero' e' noto che sono molto sensibili ai rumori prodotti dagli umani in acqua, con altri spiaggiamenti collegati ad esercizi con sonar della marina USA in una baia delle Hawaii nel 2004.

E poi c'e' una intervista a Paul Johnston, uno degli scienziati capo-gruppo di Greenpeace che dice

"There is no such thing as direct proof in these particular cases. There never is. But once the oil companies start doing seismic surveys, once they start using using scan sonar in a really big way, then we've come up with a number of instances where whales have run into difficulties, whales are stranded, whales are panicked. You have to make the link, really."

"Non c'e' mai la prova diretta in questi casi. Non c'e' mai. Ma una volta che le ditte del petrolio iniziano a fare ispezioni sismiche, una volta che usano i sonar in modo massiccio, allora ci sono stati molti casi in cui le balene hanno avuto difficolta', con spiaggiamenti, e terrore. Occorre veramente collegare le due cose, davvero."

You have to make that link, really.







Sunday, June 16, 2013

Allagamenti e Tar Sands in Canada

Di Fort Mc Murray, la capitale delle Tar Sands del Canada, in Alberta, abbiamo parlato piu' volte. Si va su nella foresta boreale, la si abbatte e poi si estrae bitume, lasciando dietro solo distruzione, tumori e bruttezza. Il bitume deve essere poi diluito, desolforato e processato con enormi dispendi di energia, acqua, risorse e producendo ovviamente inquinamento.








E dove finisce la monnezza tossica delle Tar Sands? ... beh, non ci vuole tanta fantasia. La monnezza finisce in appositi laghetti costruiti apposta - i cosiddetti tailing ponds - che spesso perdono, e rilasciano sostanze tossiche nel sottosuolo.

Le parole non possono descrivere lo schifo che va in atto in Canada, occorre vederlo per renders conto della portata della devastazione.

Ed ecco una nuova saga sul tema. Circa una settimana fa ci sono state piogge torrenziali a sud di Fort Mc Murray, con livelli di pioggia che variano fra gli 80 e i 180 centimentri. Le temperature sono piu' alte del dovuto cosi' oltre alla pioggia hanno anche registrato eccezionali scioglimenti delle nevi. Si e' cosi giunti all'allagamento della zona. Hanno dovuto chiudere autostrade, alcuni edifici si sono allagati e le case evacuate. C'e' stata anche la dichiarazione dello stato di emergenza.

E che succede allora alle vasche di riempimento della monnezza tossica un po piu' a nord?

Non e' una domanda da niente, visto che tali vasche a cielo aperto coprono un area complessiva di 176 chilometri quadrati. Bene, come volevasi dimostrare e' arrivato un allarme perche' le piogge si spostano verso nord e c'e' pericolo che i laghetti di contenimento esondino, e la monnezza si riversi nel vicino fiume Athabasca. Una delle ditte che lancia l'allarme e' la Suncor
Energy, che annuncia via facebook la strada che porta ad uno dei suoi stabilimenti e' stata danneggiata dalle piogge torrenziali.

Vedremo.

A tutto cio' si aggiunge il fatto che le ditte del petrolio erano state ordinate di ridurre le dimensioni dei laghetti degli scarti - e quindi i volumi - per poter meglio bonficarli, una volta terminato il processo estrattivo. 

Ma invece di diventare piu' piccoli, questi tailing ponds sono diventati piu' grandi. Il governo non li multera' perche' il progetto - da loro stessi inizialmente proposto - e' troppo ambizioso!

Non per niente l'Alberta e' un petrolstato.





 

Friday, June 14, 2013

Jovanotti-ENI: quoque tu



Che dire, pecunia non olet, nemmeno per Jovanotti.  Dopo Rocco Papaleo, infatti ecco Lorenzo Cherubini che si accoppia all' ENI per "festeggiare" i suoi 25 anni di carriera. Infatti, l'ENI sara' il partner principale del Backup Tour 2013 del cantante toscano.

Il duo Jovanotti-ENI visitera' Ancona, Milano, Roma, Cagliari e assieme alla musica del Cherubino, ci sara' anche 

"un’importante occasione per Eni di incontrare i propri consumatori con due stand dedicati alle offerte integrate di gas, luce e carburanti, ai programmi fedeltà e ai servizi innovativi pensati per le esigenze di famiglie e automobilisti."

Davvero? La bolletta del gas ad un concerto???

E poi un sacco di paroloni: cultura dell'energia, innovazione, sostenibilita', cultura, efficenza.

Ma quando mai.

Caro Lorenzo, tutto questo e' di una delusione infita. A lei non servono i soldi di ENI, e tantomeno l'immagine di ENI. Perche' ha accettato tutto questo?

Ma con i suoi tour non ci va mai, che dire in Basilicata, dove l'ENI gli ha distrutto ogni cosa? Dove c'e' petrolio nel miele, dove c'e' laghi asfissiati dalla monnezza dei petrolio?

O in Nigeria, dove le fiamme del gasflaring dell'ENI bruciano da 40 anni ininterrottamente?

O a Gela dove nascono bambini microcefali?

O a Praia a Mare dove hanno mescolato monnezza radioattiva assieme al cemento delle scuole?  

O in Congo, dove scrivono savana e dove trivellano foresta vergine?

Non lo capisco proprio perche' lei voglia cosi sporcarsi l'immagine, affiliandosi ad una delle ditte piu' sporche di questa nazione - e non solo in termini di ambiente, ma proprio morale ed etico.

Non lo capisco proprio.

Vede, quando uno arriva dove e' arrivato lei, dovrebbe usare la propria fama, il proprio nome e la propria notorieta' per cercare di cambiare il mondo in meglio, io credo. Uno che e' famoso come lei, basta che dice una parola e tutti gli stanno dietro - persone, stampa, opinone pubblica.

E allora uno dovrebbe usare il tutto in favore dei piu' deboli, per quelli che non hanno ne voce ne microfoni e che ogni giorno devono combattere con la distruzione del proprio territorio. Perche'  l'ha fatto? Davvero le servono i soldi sporchi dell'ENI?

Non riesco a capirlo, ne per lei, ne per Papaleo, veramente. Se fossi in lei, Jovanotti, io mi andrei a sotterrare dalla vergogna.

Ma dov'e' la Darryl Hannah d'Italia?
Ma dov'e' il Robert Redford d'Italia?

Eccolo qui che ci invita alla sicurezza stradale con il logo ENI.





Thursday, June 13, 2013

A proposito di stoccaggi



Ogni tanto mi imbatto in interessanti articoli di petrolieri di vario assortimento. Dal sito di Assomineraria trovo allora questo bell'articolo di Francesco Guidi del 2006 che si intitola "L’evoluzione degli stoccaggi del gas naturale in Italia, in un contesto europeo", scritto dopo che l'autore ha avuto "una conversazione" con l'amministratore delegato della Stogit, Adelmo Schenato.

Il sottotitolo proclama:

L'Italia è all'avanguardia in Europa nel campo degli stoccaggi dato che il suo primo risale al 1961. Da allora è stato un crescendo, utilizzando campi esauriti. Potrebbe funzionare da stoccaggio
del gas per l'intera Europa.


Per l'intera Europa?

Per l'intera Europa???

Per l'intera Europa??????

Ma... quanti campi e quanti pozzi di stoccaggio dobbiamo fare in questa nazione?

E' bene allora ricordare un po di cifre.

In Europa si sono consumati (dati 2012) circa 466 miliardi di metri cubi di gas in totale.  

Fra i paesi principali, l'uso e' stato ripartito cosi: Italia 78 miliardi, Germania 100 miliardi, Francia 50 miliardi, Inghilterra 94 miliardi, Spagna 36 miliardi.

Invece in Italia abbiamo sottoterra gia' circa 14 miliardi di metri cubo di gas, stoccati in 352 pozzi e 15 concessioni che vanno da nord a sud e che bastano per 2 mesi di fabbisogno nazionale.

Non e' allora ben chiaro che significa che dobbiamo diventare lo stoccaggio dell'Europa tutta.

In che modo si pensa di farlo?  Se attualmente ne stocchiamo 14 miliardi e in Europa se ne usano 466
come esattamente pensiamo di diventare l'hub di tutta Europa? E quanti altri pozzi dobbiamo fare - e soprattutto, dove??

Poi se si continua a leggere vengono fuori dei dati interessanti:

Secondo uno studio dell’Autorità di regolazione austriaca, le tariffe di stoccaggio in Europa sono state mediamente nel 2005 di 5,58 centesimi di euro per metro cubo di WGV (Working Gas in Vo-
lume).

Andando da un massimo di 10,8 centesimi della Ruhrgas (Germania) a un minimo di 3,1 centesi-
mi della Mol (Ungheria).

Quelle italiane praticate dalla Stogit, secondo le norme fissate dalla nostra Authority, sono state di 2,1 centesimi di euro al metro cubo per il 2005, che scenderanno a 1,9 centesimi nel 2006/2007.

In generale si è voluto privilegiare il mantenimento di bassi costi del servizio, rispetto a un’espansione delle facilities che richiedono maggiori investimenti e quindi remunerazioni più adeguate. 

Cioe' la media europea e' di 5.6 centesimi per metro cubo, e noi siccome siamo furbi stocchiamo gas - in un territorio ballerino, fragile, densamente abitato per 1.9 centesimi al metrocubo? Anche di meno del prezzo dell'Ungheria?

Che paese, veramente.



Wednesday, June 12, 2013

Letta, il fracking e il bestiame



 Without rigorous scientific studies, the gas drilling boom sweeping the world will remain an uncontrolled health experiment on an enormous scale.


Il premier Letta qualche giorno fa afferma che occorre avere "un atteggiamento aperto e non penalizzante per lo sfruttamento delle fonti di energia prodotte in Europa, come lo shale gas".

Ora, Letta e' il primo ministro d'Italia, per cui sarebbe stato piu' onesto da parte sua, specificare cosa intendesse con queste parole per l'Italia e non per il vago concetto di Europa.

Siamo aperti allo shale gas prodotto non in Europa, ma *in Italia*? E se si, dove *in Italia*? 

Ecco allora l'altro lato della medaglia - l'ennesimo studio di effetti negativi di comunita' dove il fracking e' stato gia' usato e in particolare l'impatto sul bestiame e sulla catena alimentare.

Michelle Bamberger e' una veterinaria di Ithaca, nello stato di New York e assieme al Professor Robert Ostwald dell'Universita' di Cornell ha compliato il primo studio che collega le attivita' di fracking alla salute degli animali.

I due hanno esaminato 24 casi di allevamenti di animali nei pressi di campi di shale gas, da fracking ed hanno trovato una serie di malattie neurologiche, riproduttive e gastrointestinali.

In Louisiana 17 mucche sono morte dopo essere state esposte per un'ora a fluidi di perforazione. Causa della morte? Soffocamento.

In New Mexico l'analisi dei peli delle mucche ha mostrato che 54 su 56 mucche aveva residui petroliferi in corpo.

In Pennsylvania una vasca di riempimento di sostanze di scarto ha avuto delle perdite perche' troppo piena e questo ha causato la morte di 70 mucche incinte delle 140 che si trovavano al pascolo nelle vicinanze. Delle rimanenti 70 mucche, 59 hanno abortito e 11 hanno portato la gravidanza a compimento. Di questi 11 vitelli nati, 8 sono poi morti subito dopo il parto.

Cioe' da 140 mucche incinte, esposte ai veleni del fracking, sono venuti fuori solo 3 vitelli sani.

Particolarmente triste e' la storia di Jacki Schilke,  53 anni del North Dakota, allevatrice di bovini.

Hanno iniziato a fare fracking su 32 pozzi del Bakken Shale, vicino al suo ranch. Le mucche hanno iniziato ad avere problemi di ambulazione, infezioni. Le mucche hanno smesso di produrre latte, hanno perso fino a 30 chilogrammi di peso e le code sono cadute. Cinque mucche sono morte.

Lei stessi riporta problemi di salute - mal di testa, dolori cronici, problemi ai polmoni, sangue nelle urine, problemi ai denti.

Nella sua aria ci sono concentrazioni elevate di benzene, metano, cloroformio, butano, propano, toluene e xylene - usati nelle trivellazioni e nel fracking, che sono tossici e di cui molti causano tumori, danni alla nascita. Nella sua acqua ci sono solfati, cromo, cloro, stronzio e selenio.

In un ranch, in una zona praticamente disabitata.

Il suo sangue contiene acetone e metalli pesanti - fra cui arsenico e germanio. 

Ha spostato le sue mucche in un altra zona del suo ranch, ma non le vuole vendere perche' non e' sicura che siano sane e non vuole causare problemi a nessuno.

Le autorita' hanno detto anche lei "tuttapposto" mentre i dottori le diagonsticavano danni neuro-tossicologici. Ora deve usare inalatori e apparecchi per facilitare la respirazione. Non beve piu' l'acqua del suo pozzo, non mangia piu'  la carne delle stesse sue mucche, ne le verdure del suo orto.

A Michelle Bamberger e Robert Ostwald fanno eco Motoko Mukai, professore e tossicologo veterinario anche lui presso la Cornell University. I tre sottolineano che i metalli e il materiale radioattivo usati nel processo di fratturazione idraulica destano preoccuopazioni  perche' possono entrare nella catena alimentare attraverso la carne, il latte ed altri grassi animali.

Secondo loro stiamo facendo un enorme esperimento incontrollato sulla salute umana a livello globale.

Queste cose si applicano pari pari all'Italia. Non ci sono studi del genere, ma ci sono storie simili.

Ricordo a Viggiano, in Lucania, un allevatore mi porto' a vedere le sue mucche vicino al centro oli e vicino ad un pozzo dismesso. Stesse storie, mucche che non partoriscono piu', mucche che si rifutano di andare al pascolo, mucche che si ammalano.

E la sua attivita' di macellaio e di allevatore che muore.

E ricordiamo, per l'ennesima volta, il caso delle api lucane il cui miele, grazie all'ENI, e' intriso di petrolio:

"Solid-phase microextraction gas chromatography-mass spectrometry analysis of nineteen samples of honey from Basilicata (southern Italy) showed the presence of some flavour components never described before in honey. Furthermore, some phenyl-substituted hydrocarbons were detected. These compounds may be derived from the wastewater treatment plant in the area. Furthermore, in honey collected near an oil extraction plant, hydrocarbons were found; these may be derived from such plants present in the area."

Molti dei pozzi previsti per l'Italia sorgono in zone agricole, boschive.  Ai contadini, agli allevatori, servono acqua e aria pulite. Soprattutto serve loro la pace mentale di sapere che non stanno allevando concentrati di monnezza tossica.

Monday, June 10, 2013

Ombrina: il vento di Sergio Morandi

Qualche tempo fa pubblicai dei dati della MOG sull'inquinamento prodotto da Ombrina Mare.

Notare che secondo gli illustri scienziati della MOG, il vento portera' tutta la loro monnezza o verso il mare aperto, in ogni direzione fuoche' nella direzione della costa. Questo per esempio e' l'H2S emesso dalla nave FPSO - secondo loro.



Notare che il centro della "macchia" e' posto in modo tale che pare che i venti spingano l'H2S verso il mare.

Ora: che la monnezza finisca verso riva o verso mare, secondo me, non fa nessuna differenza: sempre monnezza e' e sempre il nostro ambiente va ad intaccare.

Seconda cosa, credo che le motivazioni contro Ombrina siano gia' tutte note e stranote da tempo, e non serve aggiungere altri dati - lo sappiamo tutti che Ombrina non portera' niente di buono a nessuno.

Mi sovviene pero' di cercare i dati sulla ventosita' media dell'Abruzzo.

Ecco cosa trovo - per ieri ed oggi, dal sito xcweather




e qui invece le previsoni per i prossimi giorni







mmh... I venti vanno un po nella direzione opposta, di quello che dice Morandi!

Sara' un caso? Chissa. Indago meglio.

Voila' - ecco le statistiche dei venti su un periodo che vanno dal 2000 ad oggi! 13 anni di media:



I venti soffiano tutti verso la costa, per la maggior parte del tempo!! Solo nei mesi invernali la direzione e' diversa.

Da dove tira fuori Morandi le sue mappe allora?

E chi lo sa - probabilmente come tutto quello che dice, dal portafoglio!